Associazione "I" L'Accrescimento
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Questo spazio è dedicato alla pubblicazione di articoli, approfondimenti, esperienze, opinioni e altro materiale arrivato a info@taichiprato.it 

Pubblichiamo due lettere che ci ha spedito Teresa, la presidentessa dell'Associazione K'An, sezione I.T.C.C.A. del Valdarno, che da tempo, insieme ad altri medici che operano all'ospedale Meyer di Firenze, danno sostegno umanitario collaborando con la Onlus "Centro aiuti per l'Etiopia"

 

Ciao sono Teresa e voglio ringraziarvi per la Vostra partecipazione agli "Incontri di MTC", Vi ringrazio a nome dell'Associazione K'AN Valdarno e a nome del gruppo di medici e volontari che si sono impegnati nella ricerca di fondi finalizzati all'acquisto di una ambulanza da destinare alla S. Gabriel Clinic Etiopia. Le offerte hanno raggiunto la cifra di 2350 euro, non male...Vi ringrazio a nome personale sia per la vostra pazienza che per l'amore che mi avete dimostrato accettando le mie difficoltà e accompagnandomi in un compito per me totalmente nuovo. E' stato per me un momento di verifica e di crescita che è andato ben oltre le mie aspettative. Mi sono innamorata della MTC, mi sono persa naufragando verso spiagge sconosciute ed è stato bello nuotare nelle parole dei testi classici e scoprire la sete ardente del conoscere e comprendere. Ora inizio a intuire che più che parlare c'è da praticare. Grande scoperta per una "testona" come me!

Vi abbraccio e Vi amo Teresa.

 

 

Arrivo a Madonna della vita.
I bambini non sono molti. Bene. Vuol dire che hanno trovato una famiglia. Occhiali scuri, montatura verde smeraldo. Alexander. Lo sguardo lontano, ti oltrepassa come se tu non esistessi, va oltre: dove non so. Mi innamoro perdutamente, so che mi rimarrai nel cuore, ma ti prego non me ne volere, non son capace di essere madre.
Il giorno dopo partenza. L'Africa davanti a noi. Arriviamo nel Guraghi, una terra povera, che da ben poco ai suoi figli. Davanti a noi chilometri e chilometri di strada, prima asfaltata, poi sterrata, poi con buche allucinanti che dobbiamo scansare, sembra una gincana....finalmente l'arrivo. 
Padre Gabriel ci ha fatto preparare la cena e le stanze, alcuni di noi andranno da suor Arnolfa a dormire.
La suora, svizzera tedesca, ci mette in guardia.
Oltre il cancello non si può andare, ci sono i cani randagi, le finestre con il buio si devono chiudere, c'è la malaria; oltre il muro ci sono le iene.
Bene. Ci ha avvisato.
Oggi andiamo alla Messa.
La chiesa è gremita, padre Gabriel ci ha annunciato, tutti si voltano e ci guardano; sono gentili, ci cedono i loro posti, ci sorridono.
Poi ad un tratto il tamburo inizia a "suonare" e i canti ci fanno vibrare, bellissimi,...che ritmo.
E' domenica, suor Arnolfa dice che di domenica non si lavora.
...........In un tucul vicino a noi c'è un ragazzo che sta male, forse ha il tifo. Accompagnate da padre Gabriel Cinzia,  Rita ed io andiamo al villaggio. Le capanne sono come quelle che ho visto nei films, all'interno arde sempre un braciere e l'aria è irrespirabile. Poi solo stuoie, nient'altro. Mobili, vestiti, utensili non ci sono, questa gente non ha niente, vive senza niente.
dopo aver visto il ragazzo arriva, per essere visitata, anche la nonna, si  è "spanta" la voce che ci sono dei medici. La nonna non respira. Ci credo... ha un gozzo di dimensioni notevoli, che preme sulla trachea. Ha 78 anni. Penso subito che tutto sommato è fortunata, se fosse vissuta da noi avrebbe ormai da anni  "mangiato" chili di farmaci e avrebbe fatto chissà quanti interventi, lei è vissuta fino ad ora senza mai vedere un dottore e, pensando che la vita media in questo paese è di 45 anni, direi che ci si può stare.
Ripartiamo, andiamo ad un altro villaggio, dove c'è un altro piccolo centro di suore.
Arriviamo ed è ...INCREDIBILE...centinaia di persone ad aspettarci. La sera il ritorno, poi a letto.
Giorno dopo.
Centinaia, ma che dico di più, di persone ci aspettano. Inizio a visitare questa gente. Si fa strada in me una realtà totalmente sconosciuta.
Queste persone "dacché" nasce a quando muore probabilmente non si lava più, i vestiti che hanno se li mettono tutti addosso, chi ne ha tre se li mette tre, chi quattro se li mette tutti e quattro, tutti uno sopra l'altro. Son per la maggior parte pelle e ossa. Palpo un addome e sento sotto la mia mano una massa dura, o Signore, penso, come può un tumore essere così duro, come un sasso?
No, non è un tumore. E' un pube, è l'anca, la tocco e la mia mano "la vede" tanto che non c'è carne.
I primi pensieri.
Le donne sono tutte infibulate, hanno tutte il prolasso, hanno tutte malattie uretrali, vaginali... E' lo credo.. Se alzi i vestiti puoi vedere la "cacca" attaccata all'ano, alle cosce .... e penso all'accoppiamento, questa gente si accoppia così, in queste condizioni, come animali...come maiali.
E allora un flash..., che vuol dire tutto questo?
Da noi i genitali, magari, sono profumati, ma da qui a dire che il loro è un accoppiamento animale e il nostro no, ci vuole un bel pò di coraggio.
Il primo malato di malaria, mi trova impreparata. Febbre altissima, brividi, mal di testa, sensorio obnubilato; lo guardo e penso: forse muore; proprio qui, proprio ora.
La sera parlo con padre Gabriel e, parlando con lui di filosofia, cerco di trovare una risposta al perché di queste vite, cerco di trovare un senso religioso, metafisico, transpersonale... il padre mi blocca e mi dice: "pensiero troppo elevato", qui si vive...basta.
Il giorno dopo alcuni di noi restano a Maganasse, altri vanno in un altro villaggio. Ormai credo che ..tutta l'Africa sia qui.
Ad un tratto dalla porta entra una donna con il vestito pieno di sangue, con due occhi più grandi del viso, madida di sudore.
Dio mio cosa sarà mai?
Ha probabilmente abortito, Claudio e Roberta , ginecologo e ostetrica, sono all'altro villaggio,...ma proprio oggi doveva venire, proprio a me doveva capitare..
La metto sul letto, io e Rita facciamo quello che possiamo fare nell'attesa che arrivino Claudio e Roberta per il raschiamento.
Non arrivano, è notte, la donna vuole andare a casa, l'accompagniamo con padre Gabriel.
Ma come avrà fatto?...con la febbre...con l'emorragia...con questa strada piena di buche...arriviamo. Ha cinque figli che la stanno aspettando. Mi bacia e mi saluta con un inchino. Il giorno dopo tornerà con i suoi figli, incredibilmente a piedi, si farà il raschiamento, e, ancora più incredibimente, tornerà a casa.
Un'altra sera.
Padre Gabriel ci porta a vedere le iene. Quando fa buio le iene percorrono una strada particolare per raggiungere i villaggi. Arriviamo dopo una avventura fatta di ponticini di legno che forse..reggono e ci appostiamo per aspettare le iene. Dovremmo stare in silenzio, ma più facile a dire che a fare. Uno del luogo scende dal pulmino, scende anche Cinzia e ..allora scendo anch'io. E' troppo, è troppo. Non ci sono confini. E' disarmante, i miei occhi non vedono la fine. Nel cielo le costellazioni si riconoscono, come una mappa. Ad un tratto il canto delle iene, e delle luci dietro i cespugli, ma, niente, non si faranno vedere.
Il giorno dopo il vescovo ci offre il pranzo. E' un uomo con un karisma speciale. La sua casa è modesta. Penso: chi viene qui, e vive tutta la vita qui viene per trovare se stesso.
Bene ci siamo.
Febbre, vomito, diarrea e bene che venga anche la cistite. Questa volta ho fatto l'amplain. Ho un mal di stomaco...ma un mal di stomaco... Decido di andare a fare un giro. L'avessi mai fatto!  Mi trovo accerchiata, percepisco il pericolo e penso che forse se urlo si allontanano. Vedo in lontananza un camice bianco e intuisco che è un insegnante, vicino c'è una scuola.
Giusta deduzione, è un insegnante. Faccio un gesto e lui mi viene incontro. Vado con lui. E' gentile, mi accompagna nelle classi.
E' davvero una mattina speciale.
Con i ragazzi parliamo del mio paese, parliamo di me, mi fanno domande, mi chiedono del perché delle loro malattie... mi chiedono cosa rappresenta la corona che porto addosso, cosa è il puntino che ho piantato sul terzo occhio.
Percepisco che la forza del cambiamento di un popolo è qui fra questi ragazzi, è una percezione...è solo una speranza..?
E' finita, torniamo ad Addis Abeba.
Prima di partire vogliamo andare al mercato.
E' il più grande mercato dell'Africa. E' sera, è già buio. Arriviamo e subito sento che qui, veramente, qui è pericoloso. Quattro di noi sono aggrediti, accerchiati; ed io, anche se non ho niente addosso, sento che comunque potrei essere aggredita, perché comunque qualcosa ho, ad esempio i vestiti. Sì, ebbene sì in questo mercato si può morire e nessuno ti può ritrovare.
Domande nella mia mente.
Domande senza risposte.
Domande che non mi facevo da tempo: chi sono io? ...perché vivere?  cosa ci sarà oltre questa vita?...perché questa gente non ha niente?.. perché siamo qui in Africa?
Questa gente mi ha spiazzato, l'Africa mi ha spiazzato.
Sono tornate queste domande.
Sento crollare anche le poche certezze che avevo, le poche aspettative che avevo.
E' come se non ci fossero più confini.
Mi trovo a navigare nella solitudine della mente che non sa rispondere, nella solitudine del cuore che non sa comprendere.
.......e allora forse comprendo il senso della Preghiera e, come ho risposto a quei bambini quando mi hanno chiesto a cosa servisse il mio mala, inizio a pregare:
"Signore Gesù abbi pietà di me, Signore Gesù abbi pietà di me, Signore Gesù abbi pietà di me...".